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Utente: alemalv
Nome: Alessandro Malvezzi
sono una persona, un essere umano che si ama e si rispetta per quanto possibile, faccio il pittore, eremita, ma buon amico.

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giovedì, 06 dicembre 2007
È questo il motto dell'illuminismo secondo Kant

L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso.

Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro.

Imputabile a sé stesso è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggiuo di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!

Postato da: alemalv a 21:06 | link | commenti

domenica, 28 ottobre 2007
"Se" di Rudyard Kipling

Se riesci a mantenere la calma quando tutti
intorno a te la stanno perdendo, e te ne fanno una colpa;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato non rispondere con calunnie,
o essendo odiato, non dare spazio all'odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono
nè parlare troppo saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
o vedere le cose, per le quali hai dedicato la vita, distrutte,
e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie,
e rischiarla in un sol colpo a testa o croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dall'inizio
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più,
e così resistere quando in te non c'è più nulla
tranne la Volontà che dice loro: "Resistete!";

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà,
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti nè i nemici nè gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore a ogni istante che passa;
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa,
e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!

Postato da: alemalv a 17:37 | link | commenti

venerdì, 26 ottobre 2007
By OSHO

Nella serietà non puoi mai essere libero;
nella serietà sarai sempre perseguitato dall'ansia;
nella serietà hai sempre paura che qualcosa possa andare storto.
Con me niente può andare storto perché non c'è niente che sia dritto.
Se c'è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto;
se non c'è niente di dritto, niente può andare sorto.
Questo è il significato del concetto orientale di "leela", gioco.
Sei stato un po' troppo serio di recente, seriamente...
è tempo di lasciar perdere!
Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani.
Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta:
andarci insieme o andarci contro.

Postato da: alemalv a 19:05 | link | commenti (1)

venerdì, 19 ottobre 2007
Vero amore - Silvano Agosti

goccie

Vero amore
Mi manchi, se non ti incontro
nello sguardo di ogni bambino,
e se in un riverbero di tramonto
non ritrovo la tua freschezza.

Mi manchi se, invece di amarti,
inciampo solitario nel dubbio
“Mi ama dunque o non mi ama?
Quando e come mai lo saprò?”

Ma sempre sei in me, se ti penso
anche immersa in un altro amore
con le tue care guance d'angelo
arrossate da una nuova passione.

Per me tu esisti solo nella libertà
e se le mani di un altro ti toccano
con gioia offro la mia distanza
ai tuoi gesti e alle sue tenerezze.

Postato da: alemalv a 20:23 | link | commenti (1)
poesia, amore, vita, filosofia, amare, passione, linguaggio, inconscio, essere umano, esprimersi

lunedì, 15 ottobre 2007
La Vita vissuta al contrario, non male

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.
Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.
Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.
Woody Allen

Postato da: alemalv a 19:49 | link | commenti (1)
vita, filosofia, linguaggio, essere umano, esprimersi, utilitarismo

lunedì, 01 ottobre 2007
Mi salverò ?

Oggi ho finito di leggere un libro che mi è piaciuto tanto : il mondo secondo Garp di John Irving, e una frase mi è esplosa dentro : "Io l'ho sempre saputo che la ricerca della perfezione è una abitudine letale".
Esplosione causata dal fatto che io vivo costantemente giudicando le cose, i fatti, i comportamenti miei e degli altri con questo metro. Sono matto lo so, ma per sopravvivere sono molto indulgente e soprattutto sempre pronto a "comprendere".
Quando dico "comprendere", intendo quel comportamento per cui tu diventi l'altro, ti metti nei suoi panni, nelle sue condizioni, cerchi di immaginare il suo status materiale e psicologico e ti domandi cosa faresti al suo posto.
Verso me stesso sono un pò meno indulgente, ricerco sempre il modo migliore per fare una cosa, approfondisco più che posso la conoscenza e compro libri a volontà.
Tanta teoria e molto meno pratica, soprattutto per le cose che implicano il rapporto con altri esseri umani, lì c'è l'ingresso nella vita altrui, il rischio di disturbare, di invadere. Da oggi cercherò molto meno la perfezione, sarò più indulgente con me stesso, mi vorrò un pò di bene in più, e forse mi salverò.

 

Postato da: alemalv a 20:26 | link | commenti (1)
amore, vita, filosofia, amare, passione, linguaggio, inconscio, essere umano, esprimersi

domenica, 09 settembre 2007

Segnali di Comunicazione non verbale
 
ATTI DI GRADIMENTO
 
1.    Bacio dato a se stessi.
Il soggetto esprime inconsapevolmente un bacio, arricciando le labbra anche lievemente, indirizzandolo verso nessuno in particolare. L’atto esprime gradimento verso la tematica tratta o il soggetto con cui dialoga.
2.    Pressione della lingua all’interno delle guance.
Generalmente precede un altro atto di gradimento che è il Linguino. Questo gesto significa che il suo interlocutore sta raggiungendo un grasso potenziale empatico ma che non ha ancora acquisito.
3.      Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano.
Indica un grosso gradimento emotivo nei confronti della tematica tratta o del suo interlocutore.
4.      Linguino.
È costituito dalla rotazione della lingua sulle labbra o la sua semplice esposizione. Rappresenta il massimo segnale di gradimento nei confronti dell’argomento o del soggetto coni cui interagisce. Generalmente, dopo questo segnale, è possibile avanzare la richiesta per ottenere il consenso.
5.      Moridicchiarsi le labbra.
Il soggetto riconosce nell’operatore un grosso potenziale di coinvolgimento emotivo e inconsciamente lo invita ad approfondire l’argomento trattato.
6.      Suzione del dito o di un oggetto.
Rappresenta un’estrema gratificazione nei confronti dell’interlocutore o della tematica trattata con connotazione sessuale.
7.      Accarezzarsi i capelli.
Indica una estrema gratificazione nei confronti dell’interlocutore o dell’argomento espresso con connotazione affettiva.
8.      Spostare il busto o il corpo in avanti.
Indica un interesse rispetto all’argomento trattato dal soggetto con cui interagisce.
9.      Spostare occasionalmente oggetti verso se stessi.
Prendere oggetti e portarli a se rappresenta il cercare di fare propri i concetti dell’argomento trattato.
10. Il soggetto tocca amichevolmente l’interlocutore.
L’operatore ha raggiunto un potenziale empatico così elevato che il soggetto inconsciamente ha bisogno di toccarlo.
11. Il soggetto apre le braccia e le gambe.
Indica apertura nei confronti dell’interlocutore e degli argomenti trattati.
 
Per capire se chi abbiamo di fronte esprime gradimento rispetto alla nostra persona o all’argomento che è oggetto di discussione, basta notare se gli atti che compie vengono espressi frequentemente durante l’interazione o solo su determinate frasi. Infatti, se il soggetto ci segnala inconsciamente gesti di gradimento è evidente che sono rivolti verso di noi. Se invece vengono espressi solo su determinate frasi, i segnali positivi sono limitati all’argomento trattato.
 
ATTI DI RIFIUTO
 
 1.      Sfregare con le dita con la punta del naso.
Il soggetto rifiuta l’argomento o frase espressa.
2.      Spostare il corpo indietro.
Simbolicamente indica un allontanamento dell’argomento o dall’interlocutore.
3.      Spostare occasionalmente oggetti lontano dalla propria persona.
Indica un allontanare gli argomenti trattati.
4.      Spolverare o spazzare via dagli abiti o dal tavolo polvere o briciole.
Rappresenta il volersi liberare dai problemi attinenti all’argomento espresso.
5.      Raschiamento della gola.
L’interlocutore rifiuta l’argomento trattato.
6.      Gambe accavallate e braccia conserte.
Rappresenta una chiusura nei confronti dell’argomento trattato o dell’interlocutore. Generalmente le braccia conserte segnalano che l’individuo desidera inconsciamente che l’argomento non deve essere toccato e quindi non necessariamente indica chiusura rispetto all’interlocutore., quando il soggetto ha una tendenza ad assumere questa posizione, significa che ha una chiusura nei confronti dell’ambiente esterno e che preferirebbe restarsene da solo in quel particolare periodo. Per quanto riguarda le gambe accavallate, indicano chiusura quando chi abbiamo di fronte assume una posizione che mostra tutta la parte esterna della coscia, quasi a simboleggiare una barriera nei nostri confronti. generalmente tende a mettersi di lato e non frontalmente.
 
ALTRI SEGNALI DI COMUNICAZIONE NON VERBALE
  
Vi sono alcuni segnali di comunicazione non verbale che esprimono dei significati veri e propri che ben oltre il semplice gradimento e rifiuto. È molto importante collegare i segnali alla parola o concetto espresso nel momento stesso in cui il gesto è stato inviato. Infatti vi consiglio sempre di fare delle verifiche e di non dare per scontato tutto quello che viene espresso. Per alcuni di questi segnali bisogna fare una distinzione tra la parte sinistra del corpo e quella destra: la propria sinistra indica l’ambiente esterno, gli altri; la parte destra indica noi stessi. Volta per volta esamineremo più nei dettagli il significato. I segnali di comunicazione non verbale vengono comunicati con massaggi o grattamenti di alcune parti del corpo dovuti a vaso dilatazioni collegate a carichi tensionali che superano la soglia di tolleranza e quindi vengono scaricati. Ogni segnale ha un significato ben preciso e non è possibile non comunicare:Si comunica anche in silenzio.
 
1.      “Grattamento” del capo.
La frase o la tematica espressa crea tensione nell’interlocutore in quanto rappresenta per lui vero e proprio gratta capo.
2.      Grattarsi o massaggiarsi la fronte.
Il soggetto non ha ben chiaro l’argomento o la tematica espressa e inconsciamente ci chiede di approfondirla e rendergliela più chiara.
3.      Grattarsi o massaggiarsi l’occhio sinistro o gli angoli dello stesso.
Il soggetto non ha capito la tematica o argomento trattato a causa del suo interlocutore (ambiente esterno) che è stato poco chiaro.
4.      Grattarsi o massaggiarsi l’occhio destro o gli angoli dello stesso.
Il soggetto non capisce la tematica o argomento espresso per sua causa in quanto non è in grado di capirlo in quel momento (noi stessi).
5.      Grattarsi o massaggiarsi il lato sinistro del naso.
Il soggetto esprime insicurezza che gli scaturisce dall’ambiente esterno. Se ad esempio chiediamo ad un nostro amico di prestarci la macchina e notiamo che si massaggia la parte sinistra del naso, vuol dire che è insicuro di poter farci questo favore in quanto probabilmente altri potrebbero impedirglielo (la moglie, la madre o altri che utilizzano il mezzo). Quindi non dipende da lui.
6.      Grattarsi o massaggiarsi il lato destro del naso.
Chi abbiamo di fronte esprime insicurezza derivante de se stesso. Quindi ritornando all’esempio della macchina in prestito, se viene espresso questo segnale, significa che il nostro amico probabilmente non potrà farci questo favore in quanto gli da fastidio o ha degli impegni che di fatto gli impediscono di soddisfare le nostre esigenze. Naturalmente qui parliamo di segnali inconsci e questo vuol dire che il soggetto potrebbe non essere consapevole della situazione di disagio. Infatti, la parte logica potrebbe fargli dire che può prestarci la macchina. Poi, in seguito, quasi sicuramente ci comunicherà che non può farlo perché si è ricordato che, ad esempio, aveva già preso un impegno che richiedeva l’utilizzo dell’autovettura.
7.      Moridicchiamento del labbro superiore.
Abbiamo già esaminato questo segnale tra quelli che esprimono gradimento ma, bisogna fare una distinzione tra labbro superiore e quello inferiore. La parte superiore indica una carenza di tipo sessuale. Quindi il nostro interlocutore inconsciamente ci comunica che l’argomento trattato o noi evocano pulsioni sessuali e che probabilmente potremmo compensare. Quindi, se riferito ad una persona, vuol dire che l’interlocutore è inconsciamente attratto sessualmente. Attenzione, però, a non commettere l’errore di pensare che ne sia consapevole da un punto di vista logico. Infatti qui stiamo parlando di parte inconscia e non è detto che la parte razionale accetti di riconoscere questa esigenza. Quindi se una persona vi manda più volte segnali di questo tipo, siate cauti e non lanciatevi come mandrilli in calore su di lei. Potreste avere una brutta sorpresa. Anche se la parte logica ha un’importanza pari al 7% in una comunicazione, non va trascurata in quanto se si pone reattiva, può sopprimere le esigenze inconsce. Infatti. Se seguissimo l’intuito e accontentassimo quasi tutte le esigenza della nostra parte emotiva, non esisterebbero malattie psicosomatiche. Datevi un’occhiata in giro per rendervi conto di quanto incide la parte razionale.
8.      Moridicchiamento del labbro inferiore.
Il soggetto esprime una carenza energetica di tipo affettivo e comunica inconsciamente che potenzialmente potremmo compensarla.
9.      Grattamento o massaggio dell’orecchio o della zona circostante.
Il nostro interlocutore esprime pulsione represse di tipo sessuali sull’argomento o nei nostri confronti.
10. Giocare con la collana.
Il soggetto esprime una carenza di tipo affettivo-sessuale. Il segnale diventa molto più inteso se effettua una suzione del pendaglio della collana.
11. Giocare con l’anello o il bracciale.
Occorre fare una distinzione tra il semplice girare l’anello o bracciale attorno al dito o al polso e il giocarci compiendo un’azione ascendente e discendete (su e giù) quasi cercando di sfilare via l’oggetto dall’arto. Nel primo caso indica una carenza energetica di tipo affettivo; nel secondo caso, invece, di tipo sessuale: infatti, quest’ultimo, simboleggia inconsciamente il rapporto sessuale.
12. Toccarsi o giocare con la cravatta.
Il nostro interlocutore ci segnala che ha una carenza energetica di tipo sessuale. Quindi, ad esempio, se un uomo dialoga con una donna e ripetutamente si tocca o gioca con la propria cravatta, indica che inconsciamente è attratto sessualmente da lei. Naturalmente, se una donna, tocca la cravatta del suo interlocutore, vuol dire che è attratta sessualmente da lui.
13. Alzare la punta del piede sinistro tenendo il tallone a terra.
Il nostro interlocutore ci segnala che nell’interazione preferisce far parlare noi.
14. Alzare la punta del piede destro tenendo il tallone per terra.
Il nostro interlocutore ci segnala che nell’interazione preferisce parlare o prendere la parola.
15. Puntare il piede destro verso una persona.
Il soggetto segnala interesse verso la persona che punta con il piede. Quindi, se mentre parliamo con una persona notiamo che direziona il piede destro verso un altro soggetto, significa che preferirebbe inconsciamente interagire con lui. Se il piede è puntato verso nessuno in particolare o addirittura verso l’uscita della camera, vuol dire che desidera andarsene.

Postato da: alemalv a 18:04 | link | commenti
vita, linguaggio, inconscio, essere umano, esprimersi

venerdì, 10 agosto 2007
PENSIERI LIBERI

Mi dicono tutti che penso molto, troppo, succede quando mi confesso (non in chiesa naturalmente), o esprimo le mie riflessioni intime, i miei ragionamenti fatti di domande a cui cerco di dare risposta, oppure di prefigurare scenari e situazioni nel tentativo che quando accadono mi possa trovare pronto.
Quando le cose me le tengo per me, invece, succede che continuo a pensare sempre alle stesse cose, fino a stancarmi fisicamente, stancarmi della difficoltà di non riuscire ad uscire dal labirinto di concetti che si intrecciano e che si accodano gli uni agli altri fino a riempire lo zaino che porto sulle spalle.
E’ una costante del mio vivere quotidiano, e l’abitudine a stare da solo non fa che agevolare il divenire di questo accadimento psicologico, mi distrae addirittura dalle cose pratiche, mi fa talvolta dimenticare gli impegni e mi rende difficile la piena concentrazione.
E’ per questo che cerco, con attività quali la lettura, il disegno, le passeggiate, di evadere dai pensieri assillanti, ma sono paliativi di breve durata, è il contatto con gli amici, il confronto delle idee, il cercare di capire se anche negli altri il meccanismo è lo stesso, che mi rasserena e mi da conforto.
Le persone pensano come me? E soprattutto vivono gli stati d’animo che una riflessione genera in loro gioendo o rattristandosi?
E’ giusto rendere partecipi gli altri delle nostre paure, dei nostri dubbi, delle nostre debolezze, insicurezze, ma anche dei nostri risultati, delle nostre fortune, delle gioie piccole e grandi, delle nostre deduzioni o soluzioni?
Nel primo caso c’è il rischio di rattristarli, di ingrigire il loro animo, e se sono in quel momento aperti e positivi, di inquinargli la mente con cose che fino al quel momento non pensavano nemmeno che esistessero, o fosse il caso di domandarsi; nel secondo caso può succedere di sembrare fanatici o presuntuosi, troppo romantici o leggeri.
Forse una risposta a questo dubbio è : << Liberati di quello che senti dentro con le persone care, che ti vogliono bene e non si ingrigiscono affatto se sentono i tuoi tormenti, e sono felici della tua felicità, magari cercando la giusta misura nel comunicare cose serie e cose allegre ed anche il momento giusto>>.
Ma se frequentassi uno che mi propina continuamente scenari o situazioni negative, o più semplicemente serie, io lo eviterei dopo un po’ di tempo, e così il contrario, su uno sempre lì a raccontarmi di quanto è felice (quest’ultimo durerebbe sicuramente di più, forse non lo eviterei affatto, anzi).
Alle domande che mi pongo continuamente, ho sempre ricercato le risposte sui libri (in particolare di psicologia, filosofia), ma la teoria non basta, è difficile adattare o riconoscere, applicare alla mia realtà quello che ho letto e continuo a leggere.
Ho letto l’altro giorno un’aforisma sull’utilitarismo che dice :
 
Il problema fondamentale è quello di individuare i criteri generali dell'agire moralmente giusto, dell'agire moralmente doveroso, dell'agire moralmente sbagliato, di ciò che è bene e di ciò che è male intrinseco.
Su questi problemi si cimenta quella parte della filosofia morale che si chiama appunto etica normativa o etica teorica.
L'utilitarismo è una risposta, ripeto, una delle tante, che si è cercato di dare a questo problema e ci dice, in modo estremamente semplice, che dobbiamo sempre agire in modo tale da produrre le migliori conseguenze nel mondo. L'utilitarista ritiene che questo principio sia valido nel campo individuale, nei rapporti tra privati, nel campo pubblico, politico, nei rapporti tra gruppi e istituzioni, e quindi sia per le azioni individuali di persone che per le azioni collettive di gruppi e di collettività.
Questo principio, così formulato, sembra che dica poco, ma già dice molto in quanto si capisce subito che l'utilitarismo esclude, come criterio di giustificazione dell'azione, fattori che invece altri ritengono estremamente importanti, come, ad esempio, in primo luogo i motivi che soggiacciono all'azione, in secondo luogo le intenzioni che soggiacciono all'azione, ed in terzo luogo determinate regole o principi generali che, secondo alcuni, bisogna seguire per agire in modo retto. L'utilitarismo dice soltanto che l'unico criterio dell'azione moralmente giusta sono le conseguenze che scaturiscono dalle nostre alternazioni in quanto comparate a quelle delle azioni alternative.
La teoria consiste di tre principi, il primo principio può essere enunciato in questo modo: un'azione è moralmente giusta se e soltanto non vi è alcuna alternativa che conduce ad un totale superiore di felicità o di benessere; felicità e benessere intesi appunto in termini di sovraeccedenza del piacere sulla sofferenza. Un'azione è moralmente doverosa se tutte le altre azioni alternative conducono ad un minore totale di felicità, e un'azione è moralmente sbagliata se non è giusta. Questi sono i tre principi fondamentali dell'utilitarismo dell'atto. E siccome vogliamo parlare di utilitarismo classico dobbiamo appunto tener presente, come ho fatto, che questi principi sono formulati appunto in termini di felicità, di sofferenza e di benessere.
 
Questa lettura mi ha chiarito molte cose, mi ha fatto riflettere, mi ha stimolato, e a voi?
 

Postato da: alemalv a 20:27 | link | commenti (3)
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lunedì, 06 agosto 2007
Questo è il mio lavoro, e la mia passione

 

Postato da: alemalv a 17:00 | link | commenti (1)
arte, lavoro, pittura, passione, esprimersi

domenica, 05 agosto 2007
Amare una persona è... - di Omar Falworth

Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt'uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è...
accettarla così com'è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.

Postato da: alemalv a 22:53 | link | commenti (4)
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